Tempi di preavviso
Ci sono cose che i maschi non imparano mai perché sono testoni.
Siamo testoni, siete testoni è inutile che diciate no. Siete, siamo, di capoccia rigida. Elasticità mentale di un rastrello, capacità di trattenere informazioni paragonabile a quella di un fiasco di lucciole, memoria visiva e olfattiva sotto qualsiasi media.
Sarà bene allora, care amiche, nel caso in cui il vostro compagno non riesca a imparare certe cose, che invece di perdere la pazienza prendiate appunti, compiliate qualche piccola dispensa e lo mettiate sotto a studiare.
Fidatevi,amiche belle, è l’unica maniera.
Lunedì scorso per me era giorno di esame.
E avevo studiato. Per questo l’esame non mi faceva paura. Se si studia per tempo e non si rimanda dicendo tanto manca ancora un mese, si arriva preparati, sereni, e padroni della materia. E studiare, lo ricordo per chi ancora non lo avesse imparato a sue spese , non vuol dire mandare a memoria, ma capire.
Le prime domande erano tutto sommato abbastanza facili e il mio amore si era dimostrato una insegnante comprensiva e di manica larga. Ci eravamo messi in soggiorno, io avevo ancora in mano le dispense su cui avevo passato una sera la settimana per un mese e lei si era appoggiata sul naso gli occhiali alla Gelmini ben stampati in faccia con le lenti che appoggiavano sulle pupille.
-Attenzione, sei pronto?-
-Le so-
Dissi io e cascassi in questo momento in ginocchio su una cassa di bulloni, ero preparato davvero.
-Allora chiudi la dispensa che ti interrogo. Domanda: perché se vuoi uscire la sera mi devi preavvisare?-
-Perché per uscire hai bisogno del tuo tempo, tempo che può essere tanto-
- E perché ho bisogno di tutto questo tempo?-
-perché “saranno, cazzi tuoi”?-
- Esatto. Oh,là. Vedi che se studi le sai? Vediamo. Te la senti di fare un esempio pratico?
-me la sento-
- Se tu arrivi a casa alle otto di sera e mi dici dai mettiti una roba addosso che andiamo a cena da Gerardo, io cosa ti rispondo?-
--Vaffanculo-
-Bravo…lo vedi? Che studiando i risultati poi arrivano?-
-E sì,eh?-
Mi permisi di sottolineare contento di essere diventato un secchione.
E perché, ti mando affanculo?-
-Perché ...-
Un piccolo vuoto di memoria. Succede. In quei casi piuttosto che fare scena muta meglio dare una risposta qualsiasi. Provai ad azzardarne una.
-Perché Gerardo quella volta in Grecia ti ha detto che hai le ginocchia grosse come il portiere dell’Inter-
-No! Figurati che me ne fotte di quel dice Gerardo! E’ perché per andare da Gerardo e Stella ci sono dei tempi tecnici che vanno rispettati! Devo fare la ceretta , la piega, le unghie e la depilazione ascellare, perché Stella è una che fa tanto la disinvolta ma intanto appena arrivi ti fa la radiografia-
-La sapevo solo che mi sono confuso-
-Per andare al cinema, quanto mi serve?-
-Poco!
-Poco! BRAVO! QUANTO!-
-Venti! Venti minuti! –
Sapere così bene le risposte mi stava eccitando. Gridando “venti” agitavo le braccia coi pugni chiusi e le dita indice pollice e mignolo aperte come le rock star.
- Solo venti minuti! Molto bene, e perché?-
-Occhiali! Occhiali e pipì! Venti minuti ti bastano perché per andare al cinema ti serve solo il tempo per trovare gli occhiali e fare pipì a casa e non doverla fare nei bagni dei cinema che sono umidi sull'asse e a volte tempestati ma non di diamanti.-
-E perché per andare al cinema mi bastano occhiali e pipì?-
Sapevo anche quella.
-Perché al cinema sei “anonima”, sei una fra tante mescolata alla folla, nessuno ti giudica e se qualcuno lo fa se lo tiene per sé!-
-In più?-
-Sei al buio! E vai, le so-
Signori questo voleva dire aver studiato. Essere preparato. Sapere. Lei allora mi fece la domanda corollario.
-E quando, io, in che caso eccezionale, posso andare al cinema con un preavviso di dieci minuti solamente?-
Sapevo anche questa.
-Solo nel caso che io ti garantisca che entriamo sulle pubblicità e usciamo sui titoli-
-Allora posso venire...?-
-Anche in ciabatte!-
-Oppure?-
-Dovesse mai succedere, anche con le spalline del reggiseno affioranti alle ascelle-
Adesso la mia maestra mi guardava con amore.
-Hai studiato, si vede che hai studiato. Kebab?-
Domanda a tradimento. Me ne accorsi subito.
-Ma…mi fai il trabocchetto? Kebab fa eccezione-
-E quindi?-
Recitai la formula come al catechismo.
-Al Kebab si può andare sempre e in ogni momento, il kebab è buono anche in testa a un tignoso, subito e sempre, perché il kebab è roba nuova e vai pazza e perché se c’è gente sono marocchini e tu sembri una principessa e non ti destabilizzano.
-Per andare a cena dai Rosciani invece?-
-Due mesi di preavviso, con deroga anche quattro mesi se mamma non ti
presta subito la pelliccia di castorino. Questo tempo che pare eccessivo è invece il minimo necessario perché:-
-Elenca bene-
-Perché ci vuole: fare almeno un viaggio in una capitale europea di cui
parlare alla cena se Rossella Crocetti Rosciani ti chiede “dove sei stata amore?” Poi, devi leggere almeno il primo e secondo classificato del premio Strega e vedere almeno due film di Venezia e uno a piacere di Cannes. Così da smerdare la Rosciani quando ne parlerà. Non solo ma spesso comperare un vestito da ricca in saldo non sempre si trova subito.
-Sembrerebbe che tu abbia studiato davvero. Non è che le sai meccaniche, eh? Che hai studiato a memoria come le papere...-
-Assolutamente no! Non ho studiato a macchinetta e te lo provo! Rifammi le domande cambiando ordine!-
Avevo azzardato troppo. Sai quando ti senti così sicuro da fare il passo più lungo della gamba? Ecco. E lei partì subito e veloce.
-Quando faccio la depilazione ascellare?-
-Al cinema quando usciamo sui titoli-
-No. Kebab?-
-Affanculo-
-Quello è dove ti mando io se non mi dai tempo di fare la ceretta quando andiamo da Stella. Se ti dico “Rosciani”?
-Ti servono gli occhiali per fare pipì-
-No! Dimmi bene: perché mi devi avvisare due mesi prima di andare dai
Rosciani?-
-Per via del marocchino.-
-Tiri a indovinare-
-Pure in testa al tignoso?-
-No quello è il Kebab! Non ti emozionare ragiona!-
Ma sapete che ero bello che in confusione? Era bastato un attimo. Oramai buttavo lì le risposte pescandole dal mazzo.
- perché mi devi avvisare due mesi prima di andare dai Rosciani?-
-saranno cazzi tuoi, occhiali e pipì?-
Mi venivano tutte le risposte alla mente una sopra l’altra. Ed era come beccare l’asso di picche su un mazzo da quaranta carte.
-Lo so aspetta….ciabatte. No. due mesi per fare il marocchino il coso, sei una fra tante, sono umido sull’asse, tignosetta kebab.
E mi spensi come una lucina da morto con un colpo di vento. La “maestra” guardava fuori del balcone senza espressione. Provai a fare occhi da cerbiatto. Ma lei non mi guardava. Allora abbassai la testa.
-Ok, ripasso-
Perle di saggezza
- Oltre l'Autan
- Stupore di cane
- JECKILL E HYDE - Racconto Gotico
- Il cane che divenne saggio
- Josè Peperito - Racconto Western
- La fontana di gatti
- Il mistero del lago Bringuez
- I dialoghi dei call center
- Francesca e il cinghiale
- Il Barbiere
QUANDO NON BASTA L’AUTAN
Si è chiusa l’estate e con essa l’annoso problema zanzare. Ora che siamo fra noi e nessuno ci ascolta, ne il buon dio che quand’anche fosse in ascolto tutto perdona, ne gli animalisti malati. Diciamolo.
Quanto le odiamo? Quelle bestie da dio create ma su progetto del demonio? Quanto. Se alle due di notte, quando vi sentite sciogliere nell’abbandono che prelude all’incoscienza del letargo, che è ciò che di più magnifico il creatore ci ha dato, l’ultima cosa che volete sentire è quel bzzz

Qualche po’ di anni fa, a fine inverno, un amico mi prestò un piccolo chalet a Pila, in val d’Aosta. Ad una condizione. Che mi occupassi per qualche giorno del suo giovane pastore tedesco, un cane di buon carattere ma con un nome che la dice lunga sulla fantasia del proprietario: Wolf. Pastore tedesco, Wolf.
Con tutti i nomi belli che ci sono e meno banali per un cane. Per un pastore tedesco. Ne cito tre, giuro i primi che mi vengono in mente.
Chacha, Bellebiotte, Pachiro.
Ma tant’è.
n.d.r. la prosa aulica del racconto gotico è stata mantenuta per la maggior parte della storia. Purtroppo come può accadere, qua e là e soprattutto verso la fine, quando la faccenda si fa più stringente e accorata, si può essere verificato qualche sgancio. Me ne scuso con i lettori e prometto che in una eventuale seconda edizione l’editor starà più attento.

Eravamo partiti un pomeriggio da Torrita io e Giò, il mio socio di pesca e avventure.
Si era partiti ma non si era andati molto lontano.
Sotto il cielo infocato delle Mesas, questo grandissimo cielo americano sereno e terso come le menti dei pazzi…un cielo così grande che noi italiani abituati al cielo di Pinerolo, non ci possiamo neanche immaginare....

Questo racconto non è adatto a chi si giudica animalista troppo severo. Bene farebbe a saltare queste brevi pagine, che non gli piaceranno e

Nell’estate del 1992 mi si prospettò di passare l’estate a Torino e di lavorare per la radio, la celeberrima ma oramai in declino Radio Rai di via Verdi.
Da “ I dialoghi dei call center “ , uno stralcio dal reportage-verità che descrive il lavoro la attitudine e la formazione dei centralinisti dei call center dei numeri di informazioni a pagamento. Ecco una breve conversazione fra l'operatore Diego e un cliente in cerca di una pizzeria.

Cosa fai, se ti trovi un cinghiale di fonte all’improvviso?
Questa domanda venne proposta da me una sera davanti ad un fuoco acceso sulle rive del lago di
Aveva i capelli che gli coprivano appena le orecchie, e si fece fare un taglio deciso che lo lasciò con una testa di capelli corti un paio di centimetri, forse tre.
Capelli ben spuntati, che restituivano l’immagine di un giovanotto dei tempi nostri, efficiente e simpatico.
Dimmi di tutto
Nuovi Video!!
Book
Torrita Tiberina
Castagneto Po
Credits
Grafica & developing - www.mediafactory.torino.it













