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Un NUOVO Libro!!!!! "E infine. Non avendo poi intellettuali di rilievo che promuovono il libro, me li sono fatti da me. Sostengono che il volume rappresenti una testimonianza di prosa lucida ed efficace i seguenti intellettuali di marca:
Siloè, Elio Gottafosca, Maliù Unguendo, Sergio e Martino Kopio.
Metragna, Francesco Spiroetto e Alain Sgozzaragno.
Fonatis, la dottoressa Reganella, Susanna Maquao, Elvis Mosca.
Bieti, Denis Foragni, Tasi, Romeo Cedelabroda, Mariangela Puff e Nardino Galieco, sua sorella Betta e il professor Colione.”
Beppe Tosco Beppe Tosco fa l’autore televisivo ma vive in posti isolati, vicino a Torrita Tiberina o nelle colline davanti a Chivasso, occupandosi di pesca e canoa. Collabora principalmente con Luciana Littizzetto, ma ha scritto e scrive anche per Enrico Bertolino, Ale e Franz, Luca e Paolo, Sabrina Impacciatore, per il programma “Victor Victoria” e altro ancora. Ogni sabato interviene con brani di satira surreale al programma “La bomba” di Radio Deejay. Nel 2005 ha pubblicato con Mondadori assieme a Carlo Aluffi e Vittorio Collini, Finché matrimonio non ci separi.  
Curriculum Attore teatrale per diversi anni, lavora coi più grandi registi  italiani ( Missiroli Ronconi Cobelli Scaparro ) in ruoli di primo piano.
Comincia a lavorare come autore comico radiofonico e televisivo nel 1990 per Radio Due scrivendo e interpretando maratone estive di sketches, poi passa alla TV e comincia la collaborazione con  Luciana Littizzetto.

Un NUOVO Libro!!!!!

libro-nuovo

"E infine. Non avendo poi intellettuali di rilievo che promuovono il libro, me li sono fatti da me. Sostengono che il volume rappresenti una testimonianza di prosa lucida ed efficace i seguenti intellettuali di marca:
Siloè, Elio Gottafosca, Maliù Unguendo, Sergio e Martino Kopio.
Metragna, Francesco Spiroetto e Alain Sgozzaragno.
Fonatis, la dottoressa Reganella, Susanna Maquao, Elvis Mosca.
Bieti, Denis Foragni, Tasi, Romeo Cedelabroda, Mariangela Puff e Nardino Galieco, sua sorella Betta e il professor Colione.”

E ancora: Massimiliano Cosafosca, Katrine Dedan, la poetessa Ramassa Loverati, il dissidente cinese Cho Mu, Martina Prezelascossa, Piodoredo, Buti, Gae Bjao, la presidentessa del circolo della letteratura di Vicoforte signora Fiorina Deiratti e la figlia Fiera-Miele Deiratti.

Ricordo inoltre Endurina Mew, Giada Lopresto, il cardinal Cucugno, e un ricordo particolare anche per Nino Fecoccia.

E intellettuali di marca citiamo infine : Cartociefalo, Muni Occipitani, la scrittrice iraniana Kosia, Peden Loran, Vic Chiodata, Pendaglia, Maria Lamuerte,il presidente della giuria letteraria del premio "L'ho già letto" Michele Codefoscari e Ervies Monpescion, della sinagoga di Vallervies.

Un saluto inoltre a Vasos Fontaine, al rabbino della valle di Isidro Daniele Pota, al rettore dell'università cattolica di Tarcisio dottoressa Lyla Simmietta, a Maurilio in arte Mudu, e a Fanny Varal, a suo papà Umberto Pio Varal e al piccolo Jonatan.

Ringrazio infine Deborah e Cristal, stagiste ma non per questo meno peggio, e sento anche di dover ringraziare di cuore per i preziosi consigli la suora Serena Goto in arte Suordalisa , Paolo Macherinomato e Nazareno Fatis.
Concludo con un saluto per Tomas Ehrenfrod, per il quale voglio spendere una sola parola: genio. Un saluto anche a Milo Fantasmi dell' ufficio marketing, a Ermes Botafoco e ai suoi splendidi cuccioli.

IL MONDO NASCOSTO DEGLI INSETTI

“Il mondo non potrebbe sopravvivere se scomparissero le api. 

Se le api scompariranno, sarà per colpa delle Ford Fiesta”

( Hock Ku Onatan, Torrente Spezzato, indiano Cheyenne tutt’ora vivente nella riserva di Kozuta, monti Apalacchiani )

Non lo leggete, questo capitolo, se siete animalisti integralisti. Non lo leggete perché guarda … vi trovate male. Perché tratta di un modo per riscoprire la natura poco corretto. Ma è un metodo che non ho inventato io, o per lo meno, diciamo che il mio è un modo inconsueto di sfruttare ciò che anche voi, animalisti schietti, tollerate e praticate come me.

A tutti gli altri. Leggetelo pure, ha un suo perché.

IL BUG WATCHING

Spesso una passeggiata in macchina può diventar noiosa. La strada è nota, le attrattive non sono granché. Ecco qualche consiglio per rendere interessante una semplice scampagnata.  Approfittiamone, allora, e scopriamo insieme in questa rigogliosa primavera, il mondo nascosto e misterioso degli insetti.

Ma come e dove, potremo ammirare questi nostri piccoli amici?

Parliamo allora di itinerari, in quanto ogni itinerario ha i suoi insetti .

Ne volete contemplare una quantità molto variegata, colorata, insomma un bell’assortimento? Allora vi consiglio le campagne ondulate e collinose delle Langhe o di Col Fiorito, le colline del Chianti, ma anche tutta la Basilicata e dappertutto, basta che sia campagna.

Ora che abbiamo accennato qualche itinerario, parliamo di ciò che serve.

Di cosa abbiamo bisogno per il nostro bug watching?

Niente di più di un’auto, un po’ di benzina, un po’ di tempo, una bottiglia di minerale anche non gassata non importa , e una spugnetta col lato ruvido.

Il primo consiglio sarà quello di evitare le autostrade ma non quello di imboccare le carrarecce, perché la velocità conta.

Perché se no non si spiaccicano.

Toccano il vetro, ma non li vedi.

Dovete mantenere i settanta ottanta.

Andando ai settanta, se il tempo è bello e avete un po’ di fortuna , di insetti ne vedrete tanti, e non è da escludere che il primo dei nostri amichetti possa essere proprio lui …

Il bombo

Il bombo è grosso e non ha paura di nessuno. Vede la macchina che arriva, fa il bulletto, la prende alla leggera… ed eccolo primo nella nostra collezione di insetti sparpagliati sul parabrezza.  Neri e pesanti, ai più distratti i bombi danno l'impressione di aver messo sotto una coppia di suore, ma il bombo spiaccicato lo riconosci dai peletti grossi da adolescente pakistano, che la suora non ha.

Di solito.

La vespa

Non si fa in tempo a contemplare la maschia anche se un po’ sciupata bellezza del bombo, che subito si affaccia, se la sorte ci arride, la vespa. Parliamo ovviamente non del cinquantino di cui cantavano i Lunapop, quello è incidente grave, eh? Attenzione. Vespa cinquanta sul parabrise no, eh? Parliamo della vespa volante . Notevole per il suo cromatismo e per una sua consistenza che anche l’urto più severo lasciano intera, la vespa resta con noi per il resto del tragitto con l’occhio che ci guarda da fuori.

L’ammazza-somari

Ma il cammino prosegue, e mentre ammicchiamo alla vespa sul parabrise, la nostra attenzione viene catturata dall’irruento ammazza somari che quasi ci butta giù il vetro.

Ohioi, caro ammazza somari che scoppola.

Dal rumore che fa l’ammazza somari  la nostra prima reazione è quella di chiamare Car Glass, ma tranquilli. Spesso il contatto con l’ammazza somari si intuisce solo per il rumore, perché l’arachide, il racnide, il teottero il deminodattero…ecco che ci risiamo, colpa mia, che piuttosto che andare un attimo su internet a vedere che razza di animale è l’ammazza somari preferisco andare a caso. Che sarà, l’ammazza somari, un cotiledone? Colimenottero o volanide, qualunque cosa esso sia non si ferma su parabrise,  rimbalza oltre. Si presenta picchia e vola via.

Ape

Non poteva mancare,sulla nostra tavolozza,  l’operosa ape da miele. L’ape, se la cogliamo nell’attimo in cui torna carica di polline , possiede un cromatismo dorato senza contorni predefiniti, una porporina, e ci appare simile a una aureola di pulviscolo. Io credo che l’ape somigli in piccolo a cosa succederebbe se sul parabrise ci finisse a tutta velocità un angelo, ecco. La laboriosa ape lascia sul vetro un segno pittorico un po’ impressionista , un Monet  o un Manet, fate voi, la vocale non ha importanza.

La falena

La falena come la befana bussa di notte. Cito a proposito il detto popolare leggermente modificato. Come la befana “La falena vien di notte”, solo che invece che solo le scarpe, rotte, lì è un po’ tutto.

Io nell’angolo a sinistra in basso ho ancora una zampina del 2009.

Le lucciole

Hanno sempre le luci di emergenza accese, ma ciò non toglie che noi gli si sfondi i fanalini e non solo.

Il calabrone

Raro, ma quando c’è la fa da padrone.

Il calabrone, grazie alla sua compattezza, a volte si salva. E se la vostra auto aveva i fari accesi al risveglio dal coma racconterà di aver visto la luce. Cosicché per lui e la sua famiglia un paio di anabbaglianti significheranno che c’è qualcosa nell’aldilà.

Vorrei potervi fare il rumore del calabrone quando schianta, ma per scritto è davvero difficile. Se ci incontreremo chiedete senza vergogna, sarò felice di soddisfarvi.

Il Tàfano

O Tafàno. Dove cade esattamente l’accento non ci è dato sapere, lo pronunceremo quindi alla francese per non scontentare nessuno, le tafanò. Le tafanò si nutre di sangue, quindi se è satollo ci regala quel rosso cremisi del papavero, della rosa carminia.

Il rosso del tafano sazio è un rosso bandiera ma più carico, fra il tinta ruggine e la stella di mare.

Lui, il tafanò, di essere investito se lo merita, perché signori se vogliamo parlare dei tafanì e di cosa ne penso mi telefona Fulco Quilici Pratesi e mi minaccia le caviglie con il tubo di piombo. Belli gli animali, li amo tutti, foche monache vermi tutti, i flipper, i mostri negli abissi  e i cagnetti che sfondano i timpani e i coglioni ma l’unico tafano buono è il tafano morto.

E quando torni a casa e hai preso in pieno un tafanò, hai l’impressione di non aver perso la giornata.

Ma il mondo degli insetti sul parabrezza è ancora tutto da scoprire. La cavalletta,ad esempio. La cavalletta non è raro caso che, come dice il poeta vernacolare, te lascia er coscio. Lo zampone. Come una piccola spalletta di prosciutto.

Resta una amarezza. Peccato solo che il lombrico non voli. Perché sono certo, tirerebbe delle belle righe sul parabrize.

Cinque lombrichi fanno un pentagramma.

Ma, se amate la quantità e meno vi interessa la varietà, se non volete tornare delusi scegliete come itinerario il vercellese, che con le sue risaie , è il paradiso delle zanzare.

Davvero, se non volete scontentare i bambini andate nel vercellese. E’una Disneyland. Lì oltre le succitate troverete moscerini e pappataci, e non tornerete certo a casa a mani vuote.

La zanzara si spetascia in sciami, come le sette religiose. Sentirete come uno sfarfallio, un fffrfrfrfrfr….e il vetro vi si riempirà di briciolini.

Una curiosità. Le zanzare vivono un giorno e molte di loro nelle basse del Vercellese non faranno neanche un pasto nella loro vita. Solo una su mille ce la fa.  E lo verificheremo anche sul nostro parabrise: cic grigio cic grigio cic grigio cic grigio cic grigio ciak rosso cic grigio.

Lo stile pittorico delle zanzare è da avvicinarsi ai macchiaioli, efficace, onirico. Fate solo attenzione a non far partire i tergicristalli . Basta un colpo di tergicristalli e le zanzare fanno “effetto tv senza decoder”.

Anche col bombo meglio niente tergicristalli, rischia di spanare la spatola .

Bene amici. Ora che abbiamo imparato ad apprezzare questo straordinario spettacolo che la natura e la nostra Astra Station wagon ci offrono, visiteremo con nuovi occhi gli autogrill, che ci appariranno come dei grandi Louvre a cielo aperto.

Come non restare incantati davanti alle grandi opere dei parabrezza dei tir con le loro enormi tele di cristallo?

Di seguito l’analisi di una delle più belle opere dell’impressionismo stradale.

Notturno in Val Montone, 2009.

Artista ignoto, su Iveco.

Formato standard,  210 X 102 con tecnica a gasolio su strada extraurbana.

Una guida particolarmente ispirata, lo diciamo subito.

Inquadriamo immediatamente le tre figure importanti.

Il calabrone, la cavolaia, la falena.

Quest'ultima appare sulla destra dell'opera,e pare volta di spalle ad osservare il vero protagonista della figura: il calabrone.

I peli dell’addome scarmigliati, agitati dalla follia, il calabrone  stringe a se parte di una quarta figura, forse suo figlio, forse una mosca che a prima vista sembra portare un diadema al collo, ma che in realtà è l’occhio della falena. Un ape in lontananza irradia con tinte miele lo scenario, accompagnando il tema della vita e della morte con la grazia e l’innocenza di un putto.

Dal punto di vista cromatico la tavolozza è ricca: giallo ocra, verde, marrone, il tutto in un panneggio ambrato da cui emergono ,  tenui ma evidenti, dei segni di blu cobalto e verde, tipici della mosca che va sulla merda.

Sublime.

Un ultimo consiglio per chi volesse fare del buon bug watching:  alla fine del viaggio i possessori di Volvo potranno trovare, nella “O” del marchio,  un piccolo cimitero di campagna.

E, se volete una sorpresina finale …. levate il porta-assicurazione. Chissà dietro che tesori si nasconde.

 

LA CASA DELLE VACANZE

Questo capitolo è di servizio,  utile per chi si appresta ad affittare una casa per trascorrervi le vacanze, quel magnifico periodo della vita di uomo che dura troppo poco.

Affittare una casa per le vacanze invece che in camper o negli hotel, in tenda o in pensione, può essere una bella novità.
Io l’ho fatto ed ecco alcune indicazioni che vi potranno essere utili.

Intanto diciamo subito una cosa, sulle case nei posti di vacanza.

Come uno arriva sull’isoletta o nel paesino dove non era mai stato, si innamora.  E questo è abbastanza naturale.

Quello che è meno naturale è che dopo passata si è no una settimana e  senza avere una lira, uno cominci a  informarsi di quanto costano le case.

Non hai una lira, Sei impiccato, paghi già tre mutui di cui uno solo per l’abbonamento in palestra, eppure in un vento di follia momentanea ti scuote come un fanciullo di 50 anni,  ti dimentichi dei mutui e ti informi sui prezzi. Passi le mezze ore davanti alle vetrine delle immobiliari, al mattino vai a prenderti il caffè nel bar del paese, e poi come fosse tuo dovere, controlli i prezzi e le occasioni nelle bacheche.

“Scusa, ma guarda quel Dammuso? Quel trullo, quella bicocca,  quella baita, costa solo 227.000 euro! E’ già mia!  Di ristrutturazione al massimo c’è da spenderne altri solo altri180.000, quindi…”

Quindi cosa? Dice la tua compagna.

Ce la facciamo.

E la compagna risponde subito “ce la facciamo a fare cosa, magnifico cornuto che al mese  facciamo 2.300 euro in due?”

Noi accogliamo il “cornuto” e la disamina della cifra esatta dei nostri stipendi come un atto dovuto di una compagna senza ambizioni e iniziative e poi rimuoviamo il tutto come cosa non pertinente. Allora lei aggiunge:

e poi: quando ci veniamo, qui a Spatanàtos, ( isola greca falsa ) che ci vogliono due ore di aereo tutte le volte!?

Per noi però, queste obiezioni sono tutte cazzate. E rispondiamo primo: che è una casa che si paga da sola,secondo: che in agosto quando è pieno di gente con astuzia la affittiamo… da notare che quando  pronunciamo la parola “astuzia” la nostra compagna guarda in alto verso i gabbiani, e poi proseguiamo dicendo:  e noi ci veniamo fuori stagione. A novembre. Che non c’è nessuno non abbiamo le ferie e piove.

Per fortuna però appena uno torna dalle vacanze e scende dalla nave o dall’aereo della casa si dimentica tutto. Come se gli avessero resettato il cervello.

La nostra compagna allora, ci dice: “Quando telefoni per il villino viola sul promontorio?” E tu, con la faccia di Gasparri. Attonita e smorta, di marmo.  “Che villino?”

Dimenticato. Fino a una settimana prima sognavi di come si sarebbero divertiti i figli con l’asinello nel prato del vicino, e calcolavi già anche quanto ti sarebbe costata una barchetta da tenere lì. Come torni a casa e scendi dall’aereo o dalla nave grazie a dio fine. Altrimenti ci troveremmo tutti pieni di debiti più di quanto già non siamo, e con delle pagode sparse per il mondo . E’ una difesa naturale dell’organismo.

MA VENIAMO ALLA DOTAZIONE, DELLA CASA AFFITTATA PER LE VACANZE

Le stoviglie

Sono quelle smesse dal proprietario nella propria casa abitativa. Cavatappi che ballano, due forchette a manico giallo e sette in acciaio, pentole di alluminio che se non le segui passo passo mentre cucini trasformano il sugo in vernice per la pentola.

Grave

Manca la centrifuga per asciugare l’insalata. Ormai a quella geniale invenzione ci siamo abituati. Con la centrifuga metti lì, giri, e via.

Senza quella o mangi la lattuga bagnata, o la metti in un canovaccio e fai come faceva tua nonna. Che girava il braccio come i burattini, velocissimo. Tu provi, a fare come tua nonna,  e scopri che la tenacia fisica dei vecchi non è una illusione.

Se provi tu ti lussi la spalla.

Allora, se sei scemo e spesso lo si è, per asciugare l’insalata nel canovaccio giri su te stesso. Come i dervisci. Ti sembra facile e giri come trottola con il canovaccio fra le mani dando spettacolo mentre i figli ti guardano. Poi quando ti fermi l’insalata è asciutta ma tu schizzi via privo di controllo per via del sangue alla testa e ti accasci sulla televisione o se la porta è aperta vai in spiaggia senza volere.

Le posate, dicevo, sono “arlecchino”, due di plastica, due vecchie con la ruggine , manca un coltello da tavola , vi passate quelli che ci sono per tagliare la fettina, in quella casa non c’è una mazza però? Però c’è l’uovo d’ acciaio che serve per fare il the. Che se tu non conosci subito pensi l’abbia cagato una gallina di bronzo.

Sapete quello che si svita e ci si mette il the dentro? Se non l’hai mai visto provi a vedere se non sia per caso un narghilè per raffreddare il fumo della droga. Quelli che si fanno le canne, e che sono gentaglia, lo dico per rispetto della legge, a volte riempiono di tabacco l’uovo e provano a accendere e tirare dai buchi.

Forno a gas.

Terrore di tutti. Paura della sfiammata. Il forno a gas, soprattutto se non è tuo, è una incognita. Vai dentro col fiammifero e preghi il tuo dio.

Il fiammifero ti si consuma in mano,senti il rumore del gas che esce, aspetti il botto inevitabile che arriverà da un momento all’altro, e dopo essere ricorso al foglio di scottex arrotolato a mo di torcia, partirà la vampata nell’istante medesimo in cui tu dici “state indietro”. E la famiglia alle tue spalle guarderà e vivrà l’istante fra divertimento e angoscia .

Il taglio estivo corto, non è una moda, è una necessità dopo la sfiammata .

Negli attimi dopo la sfiammata del forno a gas, è più lo spavento del dolore tranne che prendi l’odore del pollo.

I nostri peli bruciati hanno odore di pollo e noi continuiamo a credere di discendere dalle scimmie.  Quando è ovvio, che noi discendiamo dai polli. Oltre all’odore che emaniamo quando ci bruciamo, basta osservare Lady Gaga, che per altro a me piace molto. E’una quaglia.

Il soffione della doccia.

Misterioso il punto da dove sparerà l’acqua. Ci si mette nudi nella doccia, si tiene il telefono voltato verso il muro per vedere se e come schizza, ma riesce a zampillarti in faccia lo stesso anche retrostantemente . A te resta la scelta se l’acqua la vuoi gelata o bollente.

Il rotolo di carta igienica

Quando arrivi il padrone di casa ti lascia : il rotolo di carta igienica, comperato dall’inquilino precedente al prezzo più basso che c’è.

La carta che tu usi a casa ha i 4 veli più il rinforzo, e quando la usi ti sembra di carezzarti il sedere con un cashmere. Invece quella che trovi nella casa delle vacanze è spessa come una ragnatela, e la prima passata sulla zona  che si è reso necessario bonificare è invalidante .

Se fossi scrittore di basso istinto potrei spiegare perché, è invalidante, ma scelgo di sorvolare.

Televisore.

Televisori come quelli che si trovano nelle case di vacanza non ne esistono più neanche nelle periferie dei paesi di montagna del Marocco. Grosse e nere spesse due metri, o piccole e nere grosse come gatti. Col baffo, prendono due canali male e bene la Sette Gold che manda solo attrezzi da ginnastica. Alcune hanno ancora lo stabilizzatore, quella scatolina nera con occhio rosso acceso e inutile perché non stabilizza niente, ma che ti può cadere sul piede se lo urti.

I quadri

Tra i soggetti più belli appesi nelle case al mare c’è il laghetto alpino coi pini. Giustamente, dico io, perché la casa al mare che ti affittano è di proprietà di persone  che vivono al mare e appendono ai muri i loro desiderio, e cioè la montagna. Ma se si è fortunati si può trovare anche il dipinto con raffigurato il vecchietto seduto da solo col bicchiere di vino o i due vecchietti che giocano a carte.

Anche Padre pio, non manca mai. Pio in tutte le forme e le suggestioni:

Pio a mani aperte che mostra le stimmate, Pio nell’ovale che ti guarda sorridendo, Pio fatto di pasta di pane e sale  e gli occhi fatti coi bottoni, Pio all’uncinetto, Pio in bianco e nero ritagliato dai rotocalchi dell’epoca e incorniciato.

Il frigo

Il frigo delle case di vacanze parte di notte e con un botto. PAM!

Chi è armato risponde al fuoco.

Il frigo delle vacanze lavora molto nella fase notturna. Il suo lavoro consiste nel ronzare. Non mantiene fresca la roba, ronza. E’ un frigo da ascolto.

Il proprietario si preoccupa, viene a chiedere.   “ ma..fa abbastanza rumore, il frigo, o devo venirglielo a cambiare?”

I letti

Il letto matrimoniale prevede che la vacanza sia di coppia e la coppia , se è giovane e innamorata ma anche no, si accoppia. Va subito detto che l’atto sessuale, se la casa è abitata anche da un’altra coppia che divide la casa con voi e volete che non senta, si riduce a muovere pochi centimetri del corpo restando immobili, tipo accoppiamento dei cani.

Ma pariamo ora più propriamente dei letti matrimoniali.

I letti delle case di vacanza sembrano, matrimoniali, ma sono due uniti e si dividono come ti vedono. “Ciao, sei qui? Mi apro”.

Se trombi scricchiolano. Per non farli scricchiolare devi cercare la posizione che ti consenta con mezza gamba di toccare terra e alleggerire il peso complessivo. Per cavalleria lasci che sia lei, a approfittare del letto durante il gesto atletico, e tu ti ancori con un piede per terra ma pur sempre cercando di mettere stabilità nella azione.

Ma, e qui devo entrare nei dettagli scabrosi, i colpi che dai sono influenzati dal mantenere uniti i letti. Con una mano mantieni la femmina a portata, un piede è a terra, l’altro sventola cercando un gancio dove mettere la caviglia per avere un punto di appoggio, la sabbia nelle lenzuola non aiuta, e tu prendi il ritmo che puoi, quello che ti puoi permettere in quelle condizioni lì.

Un ritmo incongruo.

Ora, pur se non è facile, proverò a dare l’idea di uno di questi ritmi incongrui.

Per coglierne la differenza va prima detto cosa si intende per atto sessuale soddisfacente. Proviamo a metterla così. Si intende per atto sessuale soddisfacente un rapporto con il ritmo di “Come può uno scoglio arginare il mare” di Lucio Battisti. Che è un esempio di amalgama di melodia parole e ritmo di intenso effetto dove i rallentati, le impennate e le variazioni sono abbondanti.

Bene. Se questo, e non ho motivi di dubitarne, è il parametro con cui giudicate se il vostro atto sessuale è considerabile buono, immaginate ora quale sarà il risultato di un atto sessuale nelle condizioni sopra descritte,vale a dire: mano che mantiene la femmina a portata, piede a terra, altro piede che sventola cercando un gancio dove mettere la caviglia per avere un punto di appoggio, sabbia nelle lenzuola e cattiva conoscenza di dove sia la abatjour al buio.

Perché possiate poi, gustare meglio quale sarà questo ritmo, immaginiamo che ogni pressione del maschio sia sottolineata con un “op” .

( è un libro che esercita molto l’immaginazione, questo )

Ecco dunque la sequenza di un rapporto nella casa del mare.

( mi dilungo sull’argomento ma so che sarete a questo punto incuriositi )

Buio. E si dia inizio.

Op.

Op op op.

Cado.

Op.

Se ti fermi. Ho detto che cado.

………

Op op op op op op

Op

Op

Opla, Op.

Op.

Op op… attento all’abatjour… op…è caduta, aspetta un momento.

……

……

Op

Op

Op Op sei porca op

Op.

Niente, non si può, si piega la testiera…

Ma se è di ferro…

Si piega. E’ di ferro molle. Op.

Op.

Op Op

Op.

Così non ce la facciamo, Sergio.

Op.

Non ce la facciamo, così,va bene?!

Op

La smetti?

Ti spiace venire sul terrazzo?

Col cazzo. Ieri sera ci hanno massacrato le zanzare

Memento

Perle di saggezza

QUANDO NON BASTA L’AUTAN

Si è chiusa l’estate e con essa l’annoso problema zanzare. Ora che siamo fra noi e nessuno ci ascolta, ne il buon dio che quand’anche fosse in ascolto tutto perdona, ne gli animalisti malati. Diciamolo.
Quanto le odiamo? Quelle bestie da dio create ma su progetto del demonio? Quanto. Se alle due di notte, quando vi sentite sciogliere nell’abbandono che prelude all’incoscienza del letargo, che è ciò che di più magnifico il creatore ci ha dato, l’ultima cosa che volete sentire è quel bzzz

bau

 

 

 


Qualche po’ di anni fa, a fine inverno, un amico mi prestò un piccolo chalet  a Pila, in val d’Aosta. Ad una condizione. Che mi occupassi per qualche giorno del suo giovane pastore tedesco, un cane di buon carattere ma con un nome che la dice lunga sulla fantasia del proprietario: Wolf. Pastore tedesco, Wolf.
Con tutti i nomi belli che ci sono e meno banali per un cane. Per un pastore tedesco. Ne cito tre, giuro  i primi che  mi vengono in mente.
Chacha, Bellebiotte, Pachiro.
Ma tant’è.

n.d.r. la prosa aulica del racconto gotico è stata mantenuta per la maggior parte della storia. Purtroppo come può accadere, qua e là e soprattutto  verso la fine, quando la faccenda si fa più stringente e accorata, si può essere verificato qualche sgancio. Me ne scuso con i lettori e prometto che in una eventuale seconda edizione l’editor starà più attento.

Eravamo partiti un pomeriggio da Torrita io e Giò, il mio socio di pesca e avventure.
Si era partiti ma non si era andati molto lontano.

Sotto il cielo infocato delle Mesas, questo grandissimo cielo americano sereno e terso come le menti dei pazzi…un cielo così grande che noi italiani abituati al cielo di Pinerolo, non ci possiamo neanche immaginare....

 

Questo racconto non è adatto a chi si giudica animalista troppo severo. Bene farebbe a saltare queste brevi pagine, che non gli piaceranno e



Nell’estate del 1992 mi si prospettò di passare l’estate a Torino e di lavorare per la radio, la celeberrima ma oramai in declino Radio Rai di via Verdi.

Da “ I dialoghi dei call center “ , uno stralcio dal reportage-verità che descrive il lavoro la attitudine e la formazione dei centralinisti dei call center dei numeri di informazioni a pagamento. Ecco una breve conversazione fra l'operatore Diego e un cliente in cerca di una pizzeria.




Cosa fai, se ti trovi un cinghiale di fonte all’improvviso?

Questa domanda venne proposta da me una sera davanti ad un fuoco acceso sulle rive del lago di

Aveva i capelli che gli coprivano appena le orecchie, e si fece fare un taglio deciso che lo lasciò con una testa di capelli corti un paio di centimetri, forse tre.
Capelli ben spuntati, che restituivano l’immagine di un giovanotto dei tempi nostri, efficiente e simpatico.



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Torrita Tiberina

Castagneto Po

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