La fontana di gatti

Questo racconto non è adatto a chi si giudica animalista troppo severo. Bene farebbe a saltare queste brevi pagine, che non gli piaceranno e
che lo potrebbero irritare.
Tanto ormai i fatti qui raccontati sono accaduti e nulla li potrebbe più mutare, neppure un tardivo pentimento del sottoscritto, che comunque non è dato. Ma suppongo che la curiosità e la voglia di sapere sia forte anche negli animalisti e che metterli in guardia non servirà a pressoché a nulla. Pazienza.
Nell’agosto del 98 Vittorio era ospite a Castagneto Po. Anzi era sfollato a Castagneto, come si compiace di raccontare.
In quel periodo Vittorio infatti si era appena messo con quella che sarebbe diventata sua moglie, ma che al momento della seduzione non era diciamo ancora del tutto libera. Ecco perché quest’uomo saggio aveva trovato vantaggioso cambiare aria per un po’, e se ne era venuto a stare da me da qualche settimana.
Una sera davanti alla tv ci mettemmo a parlare di gatti.
La casa di Castagneto su un lato affaccia su un pezzo di terra in parte adibito a orto e in parte a giardino. L’accesso al giardino non è facile, in quanto sul lato maggiore c’è la casa, di fronte il terreno fa un brusco salto di tre metri e sugli altri due ci sono uno steccato e un muro. Ma i gatti della zona la difficoltà di raggiungere il giardino non la percepivano come un problema. Trovavano modo di arrivare lo stesso e, per i primi tempi, di essere nutriti approssimativamente da me.
La prima ad arrivare fu “la Zia “, almeno così la chiamavo, poi ne arrivarono altri/e due, poi tre, fino ad arrivare , nel periodo a cui mi riferisco, a 15 gatti circa di cui buona parte per fortuna non stanziali.
Non mi sono simpatici, i gatti. Ma neanche li detesto. In quei giorni però, ce n’erano molti e molti di quelli che ci facevano visita erano maschi .
Venivano a rastrellar femmine nel mio “pensionato”.
E per far bene tutte le loro cosine, per rispettare ogni loro tradizione, avevano pensato bene di marcare il territorio pisciando un po’ dappertutto.
L’odore di pipì di gatto è brutto. Dico solo questo.
E quella sera davanti alla tv si parlava appunto di quanto fastidiosi fossero diventati a quel punto tutti i gatti presenti, maschi e femmine.
Ma che cosa mai avremmo potuto fare? Per allontanarli? Cosa.
Forse sono di indole troppo permissiva e non mi riusciva di allontanarli come si deve.
Mancava l’idea.
Di quello, si parlava quella sera con Vittorio. Del fatto che mancasse l’idea. Ma quella sera al socio si illuminarono gli occhi. “I Liquidator”! Disse.
Si riferiva a quei fucili ad acqua, ne avevo due o tre, che si caricano di acqua e di aria che, pompata nell’interno, fa uscire l’acqua sotto pressione. Erano quelli che io e i miei figli usavamo nei week end per giocare fra noi.
E alle undici di sera passate, mentre una quindicina di gatti ci guardavano fottendosene, io e Vittorio invece cominciammo a prepararsi.
Che l’acqua non faccia male, e che però aiuti il gatto a zampettare rapido lontano, questo ad intuito lo si sa.
Ma il mio maligno, quello che mi alberga nell’anima e dove si è sicuramente ritagliato un angolino dal quale vuole pian piano mangiarsela tutta e trasformarmi in carne del demonio mi aveva suggerito una piccola variante.
- Tosco…
mi diceva il maligno.
- I gatti orinano per marcare il loro territorio…
Ma il territorio è il mio.
Mi risposi.
- E allora cosa aspetti? Marcalo
Chiosò il maligno senza star a fare tante storie di più.
Se nei racconti ci fosse lo stacco cinematografico ora mi vedreste come allora stavo: davanti al water col pisello in mano e il fucile ad acqua col serbatoio aperto nell’altra.
Età 43 anni.
E pensavo:
Ci sarà fine, alla mia parte rimasta bambina?
E pensavo: Che male c’è, se i gatti marcano il loro territorio, a marcare anch’io il mio?
Non c’è male, in questo pensiero, c’è bene, pensavo portando a riempimento con acqua del rubinetto il serbatoio del liquidator che la mia vescica non aveva avuto modo di riempire del tutto.
Vittorio disapprovava. Restava il pragmatico di sempre senza mai quel pizzico di barocco in più. Ma ad ogni buon conto, ora eravamo pronti.
Salimmo al balcone di sopra, quello a ringhiera. Da lì si dominava il giardino.
E i gatti.
Accendemmo le luci esterne, i gatti ci guardarono curiosi. Che momenti.
Li ho fotografati nella mente. Sono sincero fu uno di quei momenti che sapevo, anche senza esserne completamente conscio, che non avrei dimenticato mai più.
Quindici gatti a muso in su: chi piacione, chi birbaccia, chi assonnato, chi curioso. Gatti innamorati, gatti con appetito, forme gattoidi che scivolavano lente da una parte all’altra del prato. Alcuni fermi, radunati in gruppo, altri con la coda ritta a punto interrogativo, gatti di tutti i colori.
E io e Vittorio sul ballatoio col fucile fra le braccia. Due rambi mediterranei in maglietta e brache corte.
Si poteva cominciare. Un segno di intesa, tirammo nel mucchio e ci fu la fontana di gatti.
Guardate: tenere sott’occhio e ricordare la dinamica di tutta la scena è difficile, descriverla anche, ma bisogna provarci perché riuscire a trasmettere ciò che è rimasto nella memoria vale la pena.
I gatti volavano per aria come se avessero le ali. Volavano e ricadevano su loro stessi rivolando sul posto. Si allargavano e si riunivano al centro come sbandieratori di un qualche palio. Uno saliva e scendeva dal tiglio che dominava il giardino. Un altro faceva la stessa cosa ma sul muro di confine con l’altra proprietà.
Una quadriglia passava dall’orto al prato e dal prato all’orto con movimento orizzontale, gli altri si radunavano per poi aprirsi come petali di rosa.
Noi, spalla a spalla come nei film, davamo il meglio. Un paio di felini folli salì le scale esterne per trovare via di fuga su una tettoia ma per farlo dovette passare accanto a noi sul ballatoio.
Il primo ci stupì, passandoci a meno di un metro, ma al passaggio del secondo mi girai e feci fuoco.
Presi Vittorio su una spalla.
“Fuoco amico!” gridai. Accettò la scusa anche se non lo vedevo convinto.
Acqua e orina avevano il potere di metter l’argento vivo addosso al nemico, pensavo.
E pensai anche fosse una sensazione nuova, per loro.
Aperta parentesi. Non è affascinante sapere che qualche volta, per mano nostra, qualcuno abbia provato sentimenti nuovi nella sua vita?
In questo caso a provare sentimenti nuovi erano gatti. Io per mio conto avevo sperimentato che sensazione si prova a dover scartare il proprio giardino come luogo di relax per via dell’odore di piscio di gatto.
I mici intanto si intrattenevano fra loro con un incalzante salto della cavallina.
Orina umana sul pelo felino. E come levarsela via?
Con il senso dell’odorato più sviluppato del nostro doveva essere per loro una esperienza forte, tanto che uno di questi per sfuggire a noi, e sospetto anche a se stesso, decise di buttarsi verso il baratro di tre metri situato sul lato maggiore del giardino.
Tre metri per un gatto non sono nulla, ma in quel caso furono ancora meno. Perché nel buio e nella fretta il gatto non aveva visto o non si era ricordato che il lato terrazzato era stato ricoperto da una rete antigrandine. Una rete grigio scuro di nylon con maglie fitte e quasi invisibile al buio.
Ed ecco il gatto trasformato in acrobata.
Uno di quegli acrobati che, cascati dal trapezio, zampettano sulla rete di sicurezza vergognandosi molto.
Ma l’acrobata prima o poi, a levarsi di mezzo ce la fa. Pur se privo dell’eleganza con cui volteggiava fino a un attimo prima. Il gatto no. Perché? Perché a differenza dell’acrobata il gatto ha le unghie retrattili. Che nella rete sottile fanno presa suo malgrado. Così il gatto pompava sul posto. Pompava e pompava coi suoi zampini senza muoversi di una virgola. Un bersaglio facile, direte voi.
Voi, l’avete detto.
Figurarsi io. Pieno com’ero di adrenalina. Intanto intorno la scena non cambiava. L’incredulità vinceva sui fatti reali. Qualcuno, senza che loro sapessero come, li stava colpendo nell’orgoglio, e la sorpresa, la mancanza di piena comprensione di ciò che stava accadendo li portava ad agitarsi senza cercare una concreta via di fuga. C’è qualche attinenza? Con la vita e le disgrazie di quegli esseri umani che han la sventura di trovarsi in mezzo a un conflitto? Io credo di sì.
Erano passati ormai quasi due minuti, dall’inizio delle ostilità, e anche se la maggior parte dei gatti era ancora lì, qualcuno aveva trovato via di fuga. Pian piano sparirono tutti. Vittorio si cambiò la maglietta. Io pensai di fare cosa di rilievo lavandomi le mani. E i gatti non tornarono più. Mai più. Solo adesso, a distanza di anni e passate alcune generazioni, ogni tanto qualcuno si affaccia. Ma circospetto. Come se qualche sera, nel nido insieme ai fratellini, avesse ascoltato una storia che si tramanda da padre a figlio e che racconta di una grande battaglia nella notte fra umani e felini. La storia raccontata fra gatti forse suona con un risvolto meno catastrofico per la compagine, forse l’avranno arricchita un po’ di particolari a loro favore. Chissà, magari fra gatti si racconta che qualcuno dei più coraggiosi si difese con la sua pipì a spruzzo, o che la vendetta fu lo sradicamento dell’ insalata appena piantata nell’orto per secoli e secoli, ma non è così. La storia quella vera è quella raccontata sopra. E questa è la verità. La verità dei vincitori
Perle di saggezza
- Oltre l'Autan
- Stupore di cane
- JECKILL E HYDE - Racconto Gotico
- Il cane che divenne saggio
- Josè Peperito - Racconto Western
- La fontana di gatti
- Il mistero del lago Bringuez
- I dialoghi dei call center
- Francesca e il cinghiale
- Il Barbiere
QUANDO NON BASTA L’AUTAN
Si è chiusa l’estate e con essa l’annoso problema zanzare. Ora che siamo fra noi e nessuno ci ascolta, ne il buon dio che quand’anche fosse in ascolto tutto perdona, ne gli animalisti malati. Diciamolo.
Quanto le odiamo? Quelle bestie da dio create ma su progetto del demonio? Quanto. Se alle due di notte, quando vi sentite sciogliere nell’abbandono che prelude all’incoscienza del letargo, che è ciò che di più magnifico il creatore ci ha dato, l’ultima cosa che volete sentire è quel bzzz

Qualche po’ di anni fa, a fine inverno, un amico mi prestò un piccolo chalet a Pila, in val d’Aosta. Ad una condizione. Che mi occupassi per qualche giorno del suo giovane pastore tedesco, un cane di buon carattere ma con un nome che la dice lunga sulla fantasia del proprietario: Wolf. Pastore tedesco, Wolf.
Con tutti i nomi belli che ci sono e meno banali per un cane. Per un pastore tedesco. Ne cito tre, giuro i primi che mi vengono in mente.
Chacha, Bellebiotte, Pachiro.
Ma tant’è.
n.d.r. la prosa aulica del racconto gotico è stata mantenuta per la maggior parte della storia. Purtroppo come può accadere, qua e là e soprattutto verso la fine, quando la faccenda si fa più stringente e accorata, si può essere verificato qualche sgancio. Me ne scuso con i lettori e prometto che in una eventuale seconda edizione l’editor starà più attento.

Eravamo partiti un pomeriggio da Torrita io e Giò, il mio socio di pesca e avventure.
Si era partiti ma non si era andati molto lontano.
Sotto il cielo infocato delle Mesas, questo grandissimo cielo americano sereno e terso come le menti dei pazzi…un cielo così grande che noi italiani abituati al cielo di Pinerolo, non ci possiamo neanche immaginare....

Questo racconto non è adatto a chi si giudica animalista troppo severo. Bene farebbe a saltare queste brevi pagine, che non gli piaceranno e

Nell’estate del 1992 mi si prospettò di passare l’estate a Torino e di lavorare per la radio, la celeberrima ma oramai in declino Radio Rai di via Verdi.
Da “ I dialoghi dei call center “ , uno stralcio dal reportage-verità che descrive il lavoro la attitudine e la formazione dei centralinisti dei call center dei numeri di informazioni a pagamento. Ecco una breve conversazione fra l'operatore Diego e un cliente in cerca di una pizzeria.

Cosa fai, se ti trovi un cinghiale di fonte all’improvviso?
Questa domanda venne proposta da me una sera davanti ad un fuoco acceso sulle rive del lago di
Aveva i capelli che gli coprivano appena le orecchie, e si fece fare un taglio deciso che lo lasciò con una testa di capelli corti un paio di centimetri, forse tre.
Capelli ben spuntati, che restituivano l’immagine di un giovanotto dei tempi nostri, efficiente e simpatico.
Dimmi di tutto
Nuovi Video!!
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Torrita Tiberina
Castagneto Po
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