Francesca e il cinghiale

Cosa fai, se ti trovi un cinghiale di fonte all’improvviso?
Questa domanda venne proposta da me una sera davanti ad un fuoco acceso sulle rive del lago di
Corbara in un fiordo selvaggio situato dalla parte del lago che non è costeggiato dalla strada.
Ci si era arrivati in canoa il giorno prima, per fare incetta di bass. Forse qualche luccio-perca, chissà. Era una bella sera di giugno, stavamo accampati a due passi dal lago su un istmo tempestato da qualche quercia. Eravamo io, Giorgio e Francesca, alla quale mentre si dispiegavano i viveri previsti per la cena, posi la domanda fatale: Cosa fai, se ti trovi un cinghiale di fonte all’improvviso?
Va ora raccontato di Francesca, con la quale ero fidanzato e che conoscevo bene. Altrimenti, se mettessi subito la risposta, non potreste assaporarne appieno il bouquet.
Francesca nella dialettica tende a spiazzarti. Difficilmente ti vuol dar soddisfazione, e questo è comune a molti, ma spesso intravede anche solo in una semplice domanda, strabilianti trabocchetti che non ci sono, e pur di scartarli svariona come e dove può. La risposta fu: c’è il fuoco acceso, non vengono, i cinghiali.
Bene, dissi io che la conoscevo e mi apprestavo ad uscirne con difficoltà e ossa rotte pur di far seguire una logica al pensiero.
Ma supponiamo che il fuoco sia spento, che fai?
Niente, perché non vengono, i cinghiali. Sentono l’odore dell’uomo.
Bene. Ma metti caso che, può succedere, il vento tiri dalla nostra parte e porti via il nostro odore. Che fai?
I cinghiali in estate non escono, stanno rintanati , è d’inverno che, mancando le ghiande, mancando i germogli allora, per cercare qualche …
Ci stavamo un po’ arrampicando su un muretto di sassi scivolosi e coperti di muffa, ma accettavo la sfida.
Dissi:
Ma metti che, visto che comunque i cinghiali restano in vita anche d’estate, uno di questi, prostrato dal continuo suo rintanarsi in estate, e preso da una voglia irresistibile di fare quei quattro passi a piedi per digerire le ghiande, si avvii a fuoco spento contro vento nella nostra direzione..
I cinghiali non stanno così vicino all’acqua, i cinghiali non vanno, in territori aperti come questo con l’erbetta e due alberi, e poi comunque con la luna piena, figurati se…
Vinto. Basta. Basta, vinto va bene così.
Ma mi sta tanto, bene così. Io cosa me ne deve fregare del cosa, fa uno, se vede il cinghiale. Che oltretutto non può vederlo, perché esso è impossibile che si presenti all’attenzione di noi umani mai. Mai. Mai mai fu visto cinghiale vicino all’uomo mai. Lontano. Lontano sì, si racconta che fu visto, vicino si deve da escludere.
Conviene andare a dormire subito, in quei casi. Ti passa di mente. La notte si porta via le frattaglie, e lascia le cose spesse. Quella era frattaglia, se ne sarebbe andata.
E notte fu. Dormivo da tre quattro ore, potevano essere le tre di mattina.
E un urlo, bestiale. Ma un urlo…. che non sto a dire.
No dico. Decibel. Roba da decibel, misurabile. Acuto. Secco, non strascinato. Urlo secco. Un secondo e mezzo non di più. Ben tornito, acuto ma corposo. Pieno, ecco. Senza sgranature, o segmenti vuoti, che avrebbe denotato quasi una preparazione vocale, anche se credo fosse un caso. Chi non è abituato a urlare quando urla spinge troppo e sgrana la voce. Composto di due vocali. Potevano essere le A-E messe insieme.
Mi svegliai di colpo, c’era la luna. E con la luce della luna vidi che nel posto accanto al mio mancava Francesca. Mi buttai fuori della tenda coltello in mano pronto a non fronteggiare nessuna delle situazioni di emergenza che si sarebbero presentate e mentre uscivo, un’ombra veloce mi sfiorava. Direzione la tenda. Io uscivo l’ombra entrava. Mi ritrovai all’aperto nella radura davanti alla tenda. Girai lo sguardo intorno e forse, vidi qualcosa sgusciare via ormai a venti metri da lì. Cercai di vedere meglio, attesi qualche secondo, Tornai in tenda dove Francesca mi aspettava.
-Ero uscita per fare pipì. Appena fuori, fatti tre metri, mi sono trovata davanti un coso-
-Cosa-
-Cosone nero ma non so. E’ lì, che ho gridato-
Tra me pensai: certo, che il punto giusto per gridare era quello, gridare prima sarebbe stato da folle, e farlo troppo dopo una grave mancanza di riflessi.
Ma bene stare zitti.
-Lui scappato di là, io scappata di qui-
A quel punto si era svegliato anche Giorgio e provammo a fare varie ipotesi. Riuscimmo a definirne la stazza, ma non a identificare l’animale.
Si tornò a dormire. Il progetto era di fermarsi due notti a pescare del più e del meno e così facemmo, senza peraltro, mi par di ricordare, prendere nulla di rilievo. Ebbene il giorno dopo, al tramonto, mentre stavamo scaricando la canoa dopo il giro di pesca e cominciavamo a preparare per la cena e la notte, dall’altra parte del fiordo, a meno di trenta metri da noi, una cinghiala sugli ottanta chili buoni spuntò dalla macchia e si mise , senza vederci, a camminare sul bordo del lago. Era lei. Con buona probabilità aveva i cuccioli vicino e la sera precedente si era presa due minuti di relax. Forse andava a bere.
Ora tutti sapevamo, cosa fa Francesca quando vede un cinghiale, ma non ne parlammo allora, e da quel giorno non ne parlammo mai più.
Perle di saggezza
- Oltre l'Autan
- Stupore di cane
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- Josè Peperito - Racconto Western
- La fontana di gatti
- Il mistero del lago Bringuez
- I dialoghi dei call center
- Francesca e il cinghiale
- Il Barbiere
QUANDO NON BASTA L’AUTAN
Si è chiusa l’estate e con essa l’annoso problema zanzare. Ora che siamo fra noi e nessuno ci ascolta, ne il buon dio che quand’anche fosse in ascolto tutto perdona, ne gli animalisti malati. Diciamolo.
Quanto le odiamo? Quelle bestie da dio create ma su progetto del demonio? Quanto. Se alle due di notte, quando vi sentite sciogliere nell’abbandono che prelude all’incoscienza del letargo, che è ciò che di più magnifico il creatore ci ha dato, l’ultima cosa che volete sentire è quel bzzz

Qualche po’ di anni fa, a fine inverno, un amico mi prestò un piccolo chalet a Pila, in val d’Aosta. Ad una condizione. Che mi occupassi per qualche giorno del suo giovane pastore tedesco, un cane di buon carattere ma con un nome che la dice lunga sulla fantasia del proprietario: Wolf. Pastore tedesco, Wolf.
Con tutti i nomi belli che ci sono e meno banali per un cane. Per un pastore tedesco. Ne cito tre, giuro i primi che mi vengono in mente.
Chacha, Bellebiotte, Pachiro.
Ma tant’è.
n.d.r. la prosa aulica del racconto gotico è stata mantenuta per la maggior parte della storia. Purtroppo come può accadere, qua e là e soprattutto verso la fine, quando la faccenda si fa più stringente e accorata, si può essere verificato qualche sgancio. Me ne scuso con i lettori e prometto che in una eventuale seconda edizione l’editor starà più attento.

Eravamo partiti un pomeriggio da Torrita io e Giò, il mio socio di pesca e avventure.
Si era partiti ma non si era andati molto lontano.
Sotto il cielo infocato delle Mesas, questo grandissimo cielo americano sereno e terso come le menti dei pazzi…un cielo così grande che noi italiani abituati al cielo di Pinerolo, non ci possiamo neanche immaginare....

Questo racconto non è adatto a chi si giudica animalista troppo severo. Bene farebbe a saltare queste brevi pagine, che non gli piaceranno e

Nell’estate del 1992 mi si prospettò di passare l’estate a Torino e di lavorare per la radio, la celeberrima ma oramai in declino Radio Rai di via Verdi.
Da “ I dialoghi dei call center “ , uno stralcio dal reportage-verità che descrive il lavoro la attitudine e la formazione dei centralinisti dei call center dei numeri di informazioni a pagamento. Ecco una breve conversazione fra l'operatore Diego e un cliente in cerca di una pizzeria.

Cosa fai, se ti trovi un cinghiale di fonte all’improvviso?
Questa domanda venne proposta da me una sera davanti ad un fuoco acceso sulle rive del lago di
Aveva i capelli che gli coprivano appena le orecchie, e si fece fare un taglio deciso che lo lasciò con una testa di capelli corti un paio di centimetri, forse tre.
Capelli ben spuntati, che restituivano l’immagine di un giovanotto dei tempi nostri, efficiente e simpatico.
Dimmi di tutto
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Torrita Tiberina
Castagneto Po
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